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Il fondo dell’Archivio Tecnico dello Stabilimento Grafico Chiesa di Udine, ora acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, è composto da novantanove opere realizzate nell’arco temporale che va dal 1886 al 1960.

Ottantatre manifesti eseguiti con tecniche cromolitografiche e fotolitografiche e sedici bozzetti realizzati con tecniche grafiche miste (tempere, acquerelli, chine, collage con carte, carboncini, pastelli, matite) costituiscono una parziale ma comunque notevole testimonianza dell’attività di progettazione e produzione grafica del cessato Stabilimento udinese, nel corso della prima metà del Novecento. 

La storia di questo stabilimento è legata alla vicenda privata di Giuseppe Chiesa (Castel Mella, Brescia 1871-Udine 1942) che, da semplice operaio, divenne grafico impadronendosi di tutti i segreti dell’arte litografica. Nel 1906 un industriale di Udine, Enrico Passero, che in città aveva precedentemente fondato uno stabilimento grafico lo volle con sé e lo convinse a trasferirsi nel capoluogo friulano. Cinque anni dopo, alla morte del fondatore, fu lo stesso Chiesa a subentrare nella conduzione dello stabilimento che, al termine della prima guerra mondiale, riaprì con la denominazione di “Arti grafiche E. Passero di G. Chiesa”.
L’affascinate percorso dell’azienda, passata in via Zoletti fino alla distruzione causata dai bombardamenti del 1944, proseguì sotto la direzione di Carlo Chiesa e, successivamente, nel 1950 con Giuseppina, figlia di quest’ultimo, nei locali di Molin Nuovo di Tavagnacco. 

L’intero corpus di manifesti, miracolosamente sopravvissuto al rovinoso incendio del 1944, presenta firme importanti come quelle di Antonio Bauzon (Trieste 1879 - 1952) e di Pietro Antonio Sencig o Senci (Trieste 1875 - Udine 1952): i due soli cartellonisti “interni” allo stabilimento le cui fisionomie possono essere facilmente ricostruite. 
Il primo, frequentata l’Accademia a Monaco di Baviera, era entrato a far parte dell’ambiente culturale che gravitava attorno alla rivista “Simplicissimus”, l’altro, conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Vienna, aveva diretto a Trieste il Circolo Artistico e svolto attività di pittore e decoratore. Altri manifesti sono firmati da artisti più o meno noti ma la maggior parte si ammanta dell’anonimato, perchè gli illustratori dell’epoca consideravano l’attività pubblicitaria artisticamente inferiore e pressochè imbarazzante. 

Molti pezzi presentano un legame diretto con Gorizia in quanto opere di autori locali quali Tullio Crali (Igalo, Dalmazia 1910 - Milano 2001), Alfredo Tominz (Trieste 1854 - 1936) e Gino de Finetti (Pisino d’Istria 1877 - Gorizia 1955); l’acquisto da parte della Fondazione costituisce un prezioso tassello per la conoscenza e la documentazione di un ambito artistico a cui il nostro territorio, inteso in un’accezione regionale, ha donato i maggiori protagonisti. 

I manifesti che oggi siamo chiamati a tutelare e conservare assieme a molte altre tipologie di opere moderne nacquero per un uso effimero e soprattutto a costo contenuto. Le materie prime impiegate erano, infatti, di pessima qualità, poiché la durabilità nel tempo non era richiesta e le opere di grande formato venivano conservate piegate su se stesse. La maggior parte subì, in tempi diversi, interventi altamente invasivi come la foderatura su tela, truciolato e tela garzata o l’applicazione su recto e verso di scotch che causarono distacchi della carta e degli strati pittorici, pieghe, lacune, strappi e perdita dei margini reali dei manifesti, spesso rifilati. 

Nel 2006 l’intero Fondo è stato affidato alla ditta Eu.Co.Re. sas di Pavia di Udine per un intervento di restauro che ne ha migliorato la conservazione e la leggibilità.
Alla fine del 2007 la Fondazione ha acquisito un altro “lotto” di circa duecento opere fra bozzetti e manifesti, provenienti dallo stesso Fondo.
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