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A partire dagli anni ’80 il mondo delle banche italiane è stato interessato da un’ampia ed approfondita riflessione sulla propria natura ed il proprio ruolo, sia economico che istituzionale, in vista della progressiva apertura dei mercati finanziari europei che la normativa comunitaria imponeva.
In questo quadro, sotto la spinta e la vigilanza della Banca d’Italia, furono rivisti i cardini su cui si basava l’attività bancaria in Italia, dalla natura privatistica o pubblicistica dell’attività stessa e della banca, all’esistenza del credito ordinario e del credito speciale e – conseguentemente – degli istituti di credito speciale, al mantenimento o meno del principio di separazione tra banca ed impresa, al ruolo di categorie speciali di banche, come le casse rurali, le banche popolari e le casse di risparmio. 

Questo processo di revisione critica della struttura del sistema bancario italiano, fermo ancora agli anni ‘30, culminò poi con la riforma del diritto bancario in vigore e con l’emanazione di un testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (decreto legislativo n. 385 del 01.09.1993).

Connotazioni specifiche ha avuto il processo di ammodernamento dalle Casse di Risparmio, categoria di banche molto importante in Italia, sia storicamente che economicamente, caratterizzate da una natura del tutto particolare quale era quella di Ente Pubblico Economico alle stesse riconosciuta; natura che richiedeva un trattamento normativo tagliato su misura. 
Nei medesimi anni, infatti, sempre sotto il controllo dell’Organo di Vigilanza, le Casse di Risparmio avevano avviato un autonomo processo di riforma statutaria idoneo a consentire anche alle Casse di ampliare le possibilità operative ed i mezzi patrimoniali necessari ad affrontare in modo più competitivo il mercato bancario nazionale ed europeo. Questa situazione mise però in luce, con grande rilievo, l’esigenza di un intervento normativo mirato specificatamente alle Casse di Risparmio, onde superare le difficoltà che le diverse situazioni, sia normative che statutarie, opponevano alla modernizzazione di questa importante parte delle banche italiane. 

Si giunse così all’emanazione di uno specifico provvedimento per questa categoria di istituti di credito pubblici, la cosidetta “Legge Amato” (legge n. 218 del 30.07.1990, e relative disposizioni applicative previste dal decreto legislativo n. 356 del 20.11.1990), con la quale si puntava, grazie anche ad incentivi fiscali, alla loro trasformazione in società bancarie private. In particolare si prevedeva la trasformazione delle Casse di Risparmio-Enti Pubblici Economici in Fondazioni Casse di Risparmio, con contestuale scorporo e conferimento delle relative aziende bancarie alle costituende Casse di Risparmio S.p.A., separando così nettamente l’attività bancaria da quella “non profit” e puntando nel contempo a sottrarre la gestione del credito dall’influenza politica. 

Tutte le 82 Casse di Risparmio italiane si sono avvalse di queste possibilità e, di conseguenza, nel corso del biennio 1990/1992, il sistema Casse di Risparmio si è trasformato radicalmente, con la formazione di altrettante Casse S.p.A. e Fondazioni.
Nel 1992 questa strada venne seguita anche dalla Cassa di Risparmio di Gorizia: nacquero così la Fondazione e la Società per azioni Cassa di Risparmio di Gorizia.
In particolare la genesi della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia ha una data ben codificata nella voluminosa documentazione che spiega nei minimi dettagli l’approdo all’atto costitutivo. 
Questa data è il 3 agosto 1992 quando nella sede della Cassa di Risparmio in Corso Verdi (l’allestimento della nuova sede di Corso Italia non era stato ancora completato) si riunisce per la prima volta il Consiglio di Amministrazione della Fondazione che eredita così i compiti di rapporto con il territorio nei suoi aspetti più qualificanti e socialmente e culturalmente rappresentativi. 
Parte poi anche la prevista fase di transizione durante la quale, necessariamente, per mettere in moto l’avvio ma soprattutto per garantire la continuità dell’attività della Cassa nei settori ora di pertinenza della Fondazione, il Consiglio di amministrazione della nuova istituzione coincide con quello della Cassa; nel frattempo – in virtù della normativa che faceva da apripista al cambiamento – la stessa Cassa di Risparmio di Gorizia, il 6 luglio dello stesso anno, si era convertita in Società per azioni divenendo la “conferitaria” della stessa azienda bancaria – allora come ora la più importante di tutta la provincia di Gorizia – nonché delle annesse sezioni di Credito Fondiario e Opere Pubbliche, le due “anime” che nel tempo hanno sempre costituito la principale specialità e caratteristica di Carigo. 

Come recita il verbale di quella seduta “la Cassa di Risparmio di Gorizia con questo scorporo è quindi divenuta, a decorrere dal 2 agosto 1992, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia il cui patrimonio iniziale è stato fissato in 3 miliardi di lire”, oltre alla partecipazione nella Cassa di Risparmio di Gorizia Spa.

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