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Dal Monte di Pietà alla Cassa di risparmio di Gorizia

 

La recente storia della Fondazione si intreccia strettamente alla storia della Cassa di risparmio di Gorizia che affonda le sue radici nella prima metà dell’Ottocento, nel clima goriziano dell’epoca, rigorosamente asburgico e profondamente cattolico.
Era il 18 maggio 1831 quando il Monte di pietà di fondazione Thurn conte Giuseppe e l’annessa Cassa di risparmio aprivano al pubblico. 
L’apertura era stata richiesta dalla supplica che Giuseppe Della Torre (Thurn) Hoffer Valsassina aveva inoltrato nell’estate del 1830 all’imperatore Francesco I d’Austria per ottenere l’approvazione del progetto di rifondazione di un Monte di pietà e Cassa di Risparmio a Gorizia. La stessa richiesta veniva inoltrata anche al Governo per il Litorale in Trieste, accompagnata dalla dettagliata ricognizione sulle vicende che avevano interessato gli istituti di prestito di denaro su pegno nel Goriziano.

Il ritratto di Giuseppe Della Torre (Thurn) Hoffer Valsassina, fondatore del Monte di Pietà e Cassa di Risparmio di Gorizia
Scrive la ricercatrice Lucia Pillon nel saggio per il centosettantesimo anniversario della Cassa, pubblicato sul numero di luglio 2001 del periodico “Banca &” della Cassa di Risparmio di Gorizia: 
Nel sollecitare al Governo l’approvazione della propria richiesta, Della Torre ne richiamava le finalità eminentemente sociali, esordendo: “Questa fondazione vi si raccomanda da sé sola con l’interessante suo triplice oggetto”. Serviva infatti alle persone bisognose di disporre a breve termine di denaro liquido il Monte di pietà che le sottraeva “da una esorbitante usura”. 
La Cassa di risparmio custodiva e faceva fruttare le piccole economie della popolazione, soprattutto della sua parte più povera, accrescendone laboriosità e propensione alla previdenza. I meccanismi di ripartizione degli utili di entrambi gli istituti garantivano infine la possibilità di “soccorrere come fondazione benefica i vecchi poveri impotenti ed infermi e procurare lavoro alle mani inoperose”.
Risalgono al 29 marzo 1831 le Direttive del Monte approvate da una sovrana risoluzione che avrebbe di fatto sancito il successo degli istituti aperti nel 1831. I motivi del successo – nota Lucia Pillon – possono essere riconosciuti nel fatto che questi enti, di tipo filantropico e cooperativo, tali da agire appoggiandosi tra di loro, all’epoca erano i più adatti a rispondere alle esigenze della realtà economica locale.

Avrebbe costituito un ulteriore elemento di successo il rapporto tra l’istituto e la diocesi stabilito dallo stesso fondatore, che aveva voluto affidare la vigilanza sull’istituto all’arcivescovo in carica, rileva Lucia Pillon.
Il radicamento del Monte e della Cassa sul territorio contribuirono a portare entrambi gli istituti sulla strada del rinnovamento nella continuità, elemento che avrebbe caratterizzato anche l’attività della Cassa nell’arco del Novecento. Del 1927 è l’assorbimento del Monte, ma la Cassa già dal 1921 operava in base alle modifiche apportate allo statuto e con la sostituzione del curatorio con un consiglio di amministrazione che dal 1931 fu solo laico. Dal 1924, il fino ad allora unico investimento della Cassa, rappresentato dai mutui ipotecari, fu affiancato da contatti con banche nazionali e da movimenti di portafoglio. La Cassa subiva forti interferenze per mano del partito fascista, ma nel secondo dopoguerra operava in un ruolo determinante nello sviluppo della provincia di Gorizia, così fortemente penalizzata dalla definizione dei confini. Il resto è storia di oggi.
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