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2 aprile 2009 - 12/07/2009

Per la prima volta, in un unico percorso espositivo, le Collezioni pubbliche dell’Università degli Studi di Trieste e del Civico Museo Revoltella di Trieste, e la Collezione privata Giletti con le opere di Luigi Spazzapan.Una mostra che ne contiene molte altre: per invitare il pubblico a conoscere, scoprire o ritrovare artisti di riferimento del nostro tempo, ma anche ad interrogarsi intorno all’evoluzione dell’arte, dagli ultimi decenni ai nostri giorni.

Un omaggio all’arte, che si propone al tempo stesso come occasione e strumento di attiva fruizione: da questa premessa si enuclea il progetto espositivo “Quegli anni Cinquanta. Collezioni pubbliche e private a Trieste e Gorizia”, la mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia negli spazi espositivi di Palazzo Della Torre, dove per la prima volta in un unico allestimento, si troveranno riunite, dal 3 aprile al 12 luglio 2009, le opere appartenenti a due collezioni pubbliche – quelle dell’Università degli Studi di Trieste e del Civico Museo Revoltella di Trieste – e ad una privata, la collezione Eugenio Giletti dedicata all’artista Luigi Spazzapan, oggi di proprietà della Fondazione Carigo. Un percorso di oltre un centinaio di opere, ideato per indagare e ritrovare con sguardo “attivo” la pittura degli anni ’50 e molti dei suoi più autorevoli esponenti, opportunità peculiare di riflessione sull’arte moderna in un confronto virtuale con il postmoderno: una “mostra nella mostra”, dunque, che richiama anche la rassegna d’arte italiana contemporanea ideata e realizzata a Trieste nel 1953 dall’Ateneo triestino e dalla Soprintendenza e riproposta lo scorso anno dall’Università degli Studi di Trieste. Da questo coinvolgente intreccio di corrispondenze emergeranno, nel ricco percorso espositivo, molte personalità artistiche d’eccezione: da Luigi Spazzapan al Gruppo degli Otto, e naturalmente Afro, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Giuseppe Santomaso ed Emilio Vedova, membri dello storico gruppo, e le altre espressioni artistiche di quel periodo, come Felice Casorati, Antonio Donghi, Carlo Sbisà, Mino Maccari, Marcello Mascherini, Domenico Cantatore ed Enrico Trampolini, in un avvincente itinerario di materia e colore. Sullo sfondo, appunto, “quegli anni ’50”: anni formidabili e frenetici, di incalzante ricostruzione economica del Paese e di vivacissima ripresa culturale oltre che materiale. Anni in cui la pittura si fa materia dinamica di sperimentazione e confronto: le prime tre Biennali di Venezia del dopoguerra testimoniavano lo spirito dei tempi e la mostra allestita a Trieste nel 1953, quando la città era ancora separata dal territorio nazionale, divenne esempio di lungimiranza culturale e politica.
In questa prospettiva, ideale anello di congiunzione fra le tre manifestazioni – Trieste 1953 e 2008, Gorizia 2009 – diventa la figura del grande critico d’arte Lionello Venturi, autore della prolusione alla mostra di Trieste 1953, capace di guardare all’arte come all’elemento che trasforma il transitorio in durevole. Una chiave di lettura che ci può finalmente portare, oggi, spettatori della mostra “Quegli anni Cinquanta” 2009, a indagare, intorno all’’opera e al suo giudizio, un criterio articolato e non meccanicamente ancorato alle logiche di mercato, per valutare se la capacità di “durare nel tempo” – come appunto sosteneva Venturi - sia tuttora la cartina di tornasole dell’opera d’arte.
A scandire il percorso espositivo, curato da Giuliano Bon, Elisa Plesnicar e Elena Vidoz con il coordinamento di Rossella Fabiani, Maria Masau Dan, Manuela Montagnari Kokelj nell’allestimento di Comunicarte, saranno quindi molteplici intrecci: non ultimo l’approccio alle dinamiche del “collezionismo d’arte”, eredità preziosa di un antico mecenatismo, che la società attuale raccoglie per il tramite di Musei, Università e Fondazioni: “moderni mecenati” che operano oggi in funzione di un’offerta culturale sempre più profonda, diffusa e continuativa. La mostra “Quegli anni Cinquanta. Collezioni pubbliche e private a Trieste e Gorizia” vede infatti la collaborazione della Fondazione Carigo con l’Università degli Studi di Trieste, la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici di Trieste e il Civico Museo Revoltella i quali, mettendo a disposizione il precedente progetto espositivo del 2008, hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione dell’evento.
E come sottolinea il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Franco Obizzi, «l’iniziativa rientra in un vasto programma intrapreso dalla Fondazione Carigo allo scopo di poter offrire alla collettività locale eventi di elevato valore artistico e culturale per una promozione socio-culturale utile allo sviluppo economico della città, capace di suscitare l’interesse di studiosi e appassionati e di offrire, contestualmente, un valido strumento educativo e di formazione». In questa direzione si colloca anche la possibilità di ammirare i dipinti di Luigi Spazzapan in veste nuova, in un contesto denso di rimandi e contaminazioni: a conclusione del corpus storico della collezione Giletti, la Fondazione presenterà in prima visione assoluta le sue due ultime acquisizioni: le opere di Luigi Spazzapan Ritratto del giovane Mastroianni del 1936 e L’attesa del 1948, quest’ultima recante, sul retro, il disegno All’arma bianca del 1941.
“Quegli anni Cinquanta. Collezioni pubbliche e private a Trieste e Gorizia” sarà visitabile con ingresso gratuito da martedì a venerdì dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00 e il sabato e la domenica con orario continuato dalle 10 alle 19. Ad integrazione della mostra sarà organizzato un programma di visite guidate ed eventi collaterali: incontri con esperti d’arte, concerti ed altre iniziative.
Informazioni: www.fondazionecarigo.it - tel. 0481. 537111.